Un albo illustrato sull'affido familiare raccontato dal punto di vista di chi accoglie
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Come si accoglie qualcuno che ancora non si conosce?
In Alice e il nuovo "fratello", il lettore accompagna Alice mentre nella sua casa sta per arrivare un bambino nuovo. Un bambino con una storia diversa, emozioni tutte sue e un bisogno importante: sentirsi accolto.
Attraverso gesti quotidiani e immagini concrete — il letto, il tavolo, il divano, la macchina — Alice scopre che accogliere significa fare spazio, non solo nella propria casa, ma anche nel proprio cuore.
Il libro non idealizza l'accoglienza. Racconta che si può essere curiosi, felici, ma anche gelosi, confusi o avere bisogno di tempo. Perché i legami non nascono all'improvviso: crescono giorno dopo giorno.
Analisi pedagogica
Dal punto di vista pedagogico, Alice e il nuovo "fratello" offre ai bambini uno spazio sicuro in cui riconoscere tutte le emozioni che possono accompagnare l'arrivo di un bambino in affido. Non propone modelli perfetti, ma normalizza dubbi, paure e cambiamenti.
La narrazione introduce il concetto di accoglienza senza idealizzarlo, aiutando il bambino a comprendere che condividere spazi, attenzioni e relazioni richiede tempo, ascolto e rispetto reciproco.
Il libro sostiene il passaggio dal concetto di "mio" a quello di "nostro", favorendo empatia, capacità di mettersi nei panni dell'altro e costruzione graduale del legame.
Pensato per famiglie affidatarie, bambini che stanno per accogliere un fratello in affido, scuole dell'infanzia e primaria, educatori, pedagogisti e operatori sociali.
Questa storia è strettamente collegata all'albo Samuele e la nuova "sorella", che racconta la stessa esperienza dal punto di vista di chi viene accolto. Insieme, i due libri permettono di osservare l'affido familiare attraverso due sguardi complementari.
Alice è sempre Alice.
Ma in ogni storia vive un'esperienza diversa: un modo di muoversi, di comunicare, di sentire e di crescere.
La collana "Alice e..." racconta l'infanzia in tutte le sue possibilità, senza etichette e senza giudizio. Perché ogni bambino ha una storia. E ogni storia merita tempo, spazio e cura.