“Non so cosa gli sia successo, prima era così bravo…”

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“Non so cosa gli sia successo, prima era così bravo…”
Agosto sta finendo. Per molte famiglie manca ormai una o due settimane al ritorno a scuola, al nido, al lavoro e alle routine quotidiane. E forse, tirando le somme, possiamo dirlo: agosto può essere uno dei mesi più faticosi dell’anno con i bambini.

Non necessariamente perché si sta meno bene insieme. E nemmeno perché improvvisamente i bambini siano diventati più capricciosi, oppositivi o “meno bravi”. Forse agosto è faticoso proprio perché, mentre lo immaginiamo come il mese della pausa, è spesso il mese in cui chiediamo ai bambini il maggior numero di adattamenti.
Il mese delle vacanze, ma anche dei cambiamenti

Durante l’anno le giornate dei bambini sono spesso scandite da riferimenti abbastanza prevedibili: ci si sveglia, si va al nido o a scuola, si torna a casa, si mangia, si dorme. Anche luglio, per molti, mantiene una struttura grazie ai centri estivi o ad altre attività organizzate.

Poi arriva agosto e molto può cambiare contemporaneamente. Si parte, si dorme altrove, cambiano gli orari, le persone, i luoghi, i pasti e le attività. Persino quando si rimane a casa, la giornata può perdere molti dei riferimenti abituali.

“Non so cosa gli sia successo”

Può capitare allora di arrivare a fine agosto pensando: “A luglio era così bravo. Adesso non so cosa gli sia successo”.

Magari dorme peggio, protesta di più, cerca continuamente l’adulto, tollera meno le attese o sembra fare fatica proprio in situazioni che prima gestiva senza problemi.

Ma prima di domandarci che cosa sia successo al bambino, potremmo osservare che cosa è successo intorno a lui. Quel comportamento non compare nel vuoto: arriva dentro giornate che, in poche settimane, possono essere diventate molto diverse.

Ai bambini chiediamo di adattarsi alle nostre vacanze

Per noi adulti la vacanza rappresenta spesso la possibilità di uscire dalla routine. Possiamo mangiare più tardi, cambiare programma, rimanere fuori la sera, partire, improvvisare.

Il bambino, però, non vive necessariamente questa libertà nello stesso modo. Ciò che per noi significa finalmente non avere orari può significare per lui perdere alcuni riferimenti che rendevano la giornata prevedibile.

Non significa che non dovremmo viaggiare o modificare le abitudini. Significa riconoscere che anche una vacanza piacevole può richiedere un grande lavoro di adattamento.

La routine non è soltanto una sequenza di orari

Una routine non serve semplicemente a stabilire che alle dodici si mangia e alle otto si dorme. La ripetizione permette al bambino di anticipare ciò che accadrà: sapere, almeno in parte, cosa viene prima e cosa viene dopo.

Questa prevedibilità può offrire sicurezza e ridurre la quantità di novità da gestire contemporaneamente.

Quando molti riferimenti cambiano insieme, il bambino deve continuamente riorganizzarsi. E quella fatica può diventare visibile proprio attraverso il comportamento.

Non è diventato “meno bravo”

Forse è proprio questa l’espressione da mettere in discussione: “Prima era bravo”.

Un bambino che collabora meno, protesta di più o ha maggiormente bisogno dell’adulto non ha perso improvvisamente qualcosa che possedeva. E il comportamento non dovrebbe diventare la misura di quanto sia “bravo”.

Possiamo invece provare a leggerlo come un’informazione: forse in questo momento sta facendo più fatica. Cambiare questa lettura modifica anche la nostra risposta, perché al posto del giudizio possiamo iniziare a cercare ciò di cui ha bisogno.

Tra poco agosto finirà e molte famiglie torneranno alle consuete routine. Forse alcuni comportamenti cambieranno nuovamente e ci sembrerà che “sia tornato quello di prima”.

Ma il bambino non era sparito.

Prima di cercare qualcosa che non funziona in lui, possiamo osservare quante volte gli abbiamo chiesto di cambiare luogo, ritmo, abitudini e aspettative. Perché a volte ciò che leggiamo come un cambiamento del bambino è anche la sua risposta a un mondo che, intorno a lui, è cambiato moltissimo.

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