Cosa significa davvero essere un bravo bambino?

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Cosa significa davvero essere un bravo bambino?
Ci sono frasi che entrano nel nostro linguaggio senza che ci chiediamo più cosa significhino davvero. Una di queste è: «Fa il bravo.» La diciamo con affetto, con fretta, con stanchezza. A volte quasi senza pensarci.

Eppure, dietro quelle tre parole, spesso si nasconde una richiesta molto più grande di quanto immaginiamo: non mettere in difficoltà gli adulti.

Ma è davvero questo che intendiamo quando chiediamo a un bambino di essere "bravo"? E, soprattutto, che cosa impara un bambino quando cresce sentendosi definire in questo modo?
Quando diciamo "bravo", cosa intendiamo davvero?

Se ci fermassimo a riflettere, probabilmente ognuno darebbe una risposta diversa. Per qualcuno un bambino bravo è quello che obbedisce subito. Per altri è quello che non piange, che aspetta con pazienza, che mangia tutto, che non protesta o che non disturba.

La parola "bravo" diventa così un contenitore enorme, dentro cui finiscono comportamenti molto diversi tra loro. Ma spesso hanno un elemento in comune: rendono la vita più semplice agli adulti.

I bambini non sono etichette

Dal punto di vista educativo, parlare di bambini "bravi" o "cattivi" aiuta poco. I bambini non sono etichette: sono persone che stanno crescendo.

Un bambino che piange, urla o si oppone non sta necessariamente facendo i capricci. Molto spesso sta comunicando con il linguaggio che possiede in quel momento. Pianto, rabbia, frustrazione e opposizione sono segnali che chiedono di essere compresi, non semplicemente corretti.

Curiosamente questa etichetta la usiamo quasi solo con i bambini. Degli adulti descriviamo qualità e comportamenti; dei bambini, invece, rischiamo di ridurre tutta la loro identità a una sola parola.

Il comportamento non definisce chi è il bambino

C'è una grande differenza tra dire: «In questo momento stai facendo fatica.» e dire: «Sei difficile.»

Nel primo caso descriviamo un comportamento temporaneo. Nel secondo attribuiamo un'identità. E i bambini, con il tempo, finiscono spesso per credere alle parole che ascoltano su se stessi.

Anche i comportamenti più faticosi possono raccontare stanchezza, emozioni intense, bisogno di confini, un ambiente poco adatto o una richiesta di aiuto che il bambino non riesce ancora a esprimere in altro modo.

Anche un bambino "troppo bravo" merita attenzione

Esistono bambini che non disturbano mai, che cercano sempre di fare tutto nel modo giusto, che non protestano e sembrano sempre perfetti.

A volte è semplicemente il loro carattere. Altre volte, però, quella perfezione può raccontare il timore di deludere gli adulti o la convinzione di dover meritare l'affetto comportandosi sempre bene.

Un bambino ha bisogno di sapere che l'amore non dipende dalla sua capacità di essere perfetto. Deve sentirsi accolto anche quando è stanco, arrabbiato o in difficoltà.

Educare significa accompagnare, non chiedere di smettere

Dire «Fa il bravo» non è una frase neutra. A volte significa chiedere al bambino di gestire emozioni che, in quel momento, siamo noi adulti a fare fatica a sostenere.

Può succedere per stanchezza, fretta o pressione, ed è un'esperienza comune a molti genitori.

La regolazione emotiva, però, è una responsabilità dell'adulto. Un bambino impara a gestire le proprie emozioni quando trova qualcuno disposto ad accompagnarlo, non semplicemente a chiedergli di smettere.

Forse dovremmo smettere di chiederci se un bambino sia bravo o cattivo e iniziare a domandarci che cosa stia cercando di comunicarci.

Distinguere sempre la persona dal comportamento non significa rinunciare alle regole o permettere tutto. Significa educare senza trasformare un momento di difficoltà in un'etichetta destinata a definire il bambino.

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