Perché è nato Alice chiama il 112 – L'ambulanza
Da pedagogista credo che il gioco simbolico sia una delle esperienze più preziose dell'infanzia.
Quando un bambino finge di cucinare, fare la spesa, insegnare o visitare un paziente, non sta semplicemente giocando.
Sta osservando il mondo degli adulti, lo rielabora e prova a comprenderlo attraverso le sue esperienze.
Ed è proprio dentro quel gioco che possiamo accompagnarlo alla scoperta di nuove competenze, senza trasformare ogni momento in una lezione.
Basta lasciarsi guidare dalla sua immaginazione.
Qualche giorno fa Alice mi stava visitando con il suo kit del dottore.
Mi auscultava il cuore, controllava la febbre e mi visitava con una concentrazione che mi ha fatto sorridere.
Così ho deciso di aggiungere un piccolo imprevisto.
Le ho detto: «Il dottore ha detto che è una cosa molto seria. Dobbiamo chiamare un'ambulanza.»
Lei si è fermata per un istante.
«E adesso?»
Ho preso un telefono giocattolo e abbiamo continuato a giocare.
«Qual è il numero dell'ambulanza?»
«Chi risponde quando chiamiamo?»
«Che cosa dobbiamo dire?»
«Come facciamo a spiegare dove siamo?»
Domanda dopo domanda ci siamo rese conto che stavamo affrontando un tema importante nel modo più naturale possibile.
Non c'era paura. Non c'era ansia. C'era soltanto un gioco.
Ed è proprio questa la forza del gioco simbolico: permette ai bambini di avvicinarsi anche agli argomenti più delicati sentendosi al sicuro.
Da quel pomeriggio è nata l'idea di Alice chiama il 112 – L'ambulanza.
Un albo illustrato che accompagna i bambini alla scoperta del Numero Unico di Emergenza con parole semplici, immagini rassicuranti e situazioni vicine alla loro quotidianità.
Non perché debbano sostituirsi agli adulti.
Ma perché sapere che esiste il 112, riconoscere quando è davvero necessario chiedere aiuto e conoscere le informazioni fondamentali da comunicare sono piccole competenze che, un giorno, potrebbero fare la differenza.
Spero che questo libro venga letto tante volte.
E spero, con tutto il cuore, che non debba mai servire davvero.
Ma se un bambino, grazie a una storia letta insieme, riuscirà a mantenere la calma e a chiedere aiuto nel modo giusto quando ne avrà bisogno, allora quelle pagine avranno raggiunto il loro obiettivo.
Perché anche l'educazione alle emergenze può nascere da un semplice gioco.