Perché usi immagini create con l'intelligenza artificiale?
È una domanda che mi viene fatta spesso.
La risposta più semplice è questa: perché non so disegnare.
E, almeno per ora, i miei libri non mi permettono di vivere esclusivamente di scrittura. Non guadagno abbastanza da poter affidare ogni progetto a un illustratore professionista.
C'è poi un altro aspetto molto personale.
Convivo con l'ADHD. Quando nasce un'idea ho bisogno di svilupparla subito. Se devo aspettare settimane o mesi, spesso quell'idea perde forza oppure mi ritrovo a viverla con frustrazione.
L'intelligenza artificiale mi permette di trasformare rapidamente un'idea in un progetto.
Ma questa è solo una parte della risposta.
La vera riflessione è un'altra.
Oggi chiunque può chiedere all'intelligenza artificiale di scrivere un testo, creare delle immagini, impaginare un libro e pubblicarlo in pochi giorni.
E questo, di per sé, non è un problema(insomma)
La domanda che mi pongo è un'altra.
Che cosa ci mette davvero l'autore dentro quel libro, oltre all'intelligenza artificiale?
Negli ultimi tempi mi capita spesso di vedere libri pubblicati da autori di cui non riesco a trovare alcuna informazione. Nessun sito, nessuna biografia, nessun percorso professionale, nessuna esperienza raccontata. A volte è difficile perfino capire chi ci sia realmente dietro quel nome o se si tratti di uno pseudonimo.
Naturalmente uno pseudonimo è una scelta legittima e non dice nulla sulla qualità di un libro.Ma quando si scrive per i bambini, io credo che la trasparenza abbia un valore.
Chi acquista uno dei miei libri può sapere chi sono, quale lavoro svolgo, quali studi ho fatto e da quali esperienze nascono le storie che scrivo. Non chiedo fiducia perché ho una laurea. Chiedo solo che il lettore possa sapere chi ha progettato quel libro.
Perché un libro non è fatto soltanto di parole e immagini.
Quando progetto un albo illustrato, ogni scelta ha un motivo.
Scelgo lo stampato maiuscolo perché è il carattere con cui la maggior parte dei bambini entra per la prima volta nel mondo della lettura e della scrittura. Non è una scelta casuale. È una scelta educativa.
Ma penso anche agli adulti che leggeranno quella storia. Penso a un nonno che magari ha frequentato solo la scuola dell'obbligo, porta gli occhiali e vuole leggere un libro al proprio nipote senza fare fatica.
Scelgo un font ad alta leggibilità, aumento gli spazi tra lettere, parole e righe e lascio respirare la pagina. Non perché sia più bello, ma perché voglio che leggere sia più semplice.
Penso ai bambini con DSA, alle persone con ipovisione, a chi si affatica nella lettura, a chi perde facilmente il segno e a chi ha bisogno di una pagina più pulita per concentrarsi.
Spesso nei miei libri c'è una sola frase per pagina.
Anche questa è una scelta precisa.
Il bambino può dedicare l'attenzione a un solo messaggio alla volta. Lo sguardo non viene sommerso da troppe informazioni.
Qualcuno mi dice che il testo è ripetitivo. È vero.
Perché nei primi anni di vita la ripetizione non annoia. Aiuta a costruire il linguaggio, consolida gli apprendimenti, rende prevedibile ciò che accade e permette al bambino di comprendere davvero il significato delle parole.
Anche l'impaginazione nasce da questo principio. Ogni pagina cerca di offrire uno stimolo principale, senza riempire ogni spazio disponibile.
Queste non sono decisioni che prende l'intelligenza artificiale.
Nascono dai miei studi in Scienze dell'Educazione e Scienze Pedagogiche, dall'esperienza maturata lavorando con i bambini, dalle famiglie che ho incontrato, dalle domande che mi porto dietro ogni giorno e dalla formazione che continuo a seguire.
L'intelligenza artificiale realizza le immagini.
Ma il progetto educativo, la scelta delle parole, la costruzione della storia, l'accessibilità del testo, il modo in cui accompagnare un bambino nella lettura e l'attenzione ai diversi bisogni restano una responsabilità umana.
Non credo che il futuro sia scegliere tra persone e intelligenza artificiale.
Credo che il futuro sia imparare a usarla con competenza e con responsabilità.
Per me l'intelligenza artificiale non sostituisce il mio lavoro. Lo rende possibile.
Mi permette di dare forma a idee che, diversamente, forse rimarrebbero chiuse in un cassetto.Ma uno strumento, da solo, non crea un buon libro.
La differenza continua a farla chi quel libro lo pensa.
Per questo non mi interessa dire di aver fatto tutto da sola.
Mi interessa essere trasparente su come lavoro e su quali strumenti utilizzo.
E mi interessa che ogni bambino, ogni genitore, ogni insegnante e ogni nonno che aprono uno dei miei libri trovino un progetto costruito con intenzionalità, competenza e rispetto.
Perché le immagini possono essere create da un'intelligenza artificiale.
Il pensiero educativo, invece, continua ad avere un volto, una storia, delle responsabilità e delle persone dietro.
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mercoledì 17 marzo 2027, alle ore 07:00
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