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Parco della Preistoria di Rivolta d’Adda (CR) : inclusione e accessibilità sono ancora lontane
Visitare un parco a tema dovrebbe essere, per ogni bambino e per ogni famiglia, un’esperienza di scoperta, gioco e apprendimento.
Eppure, basta attraversare il cancello del Parco della Preistoria di Rivolta d’Adda per rendersi conto che l’accessibilità – quella reale, quotidiana, non dichiarata – è ancora un obiettivo distante.
Quando l’accesso fisico non è davvero accesso
I sentieri sono sterrati, sconnessi e spesso sdrucciolevoli.
Carrozzine, passeggini e ausili per la deambulazione incontrano ostacoli continui; in caso di pioggia, la sicurezza si riduce drasticamente. I corridoi sono ampi, ma la pavimentazione rende la mobilità faticosa e poco prevedibile.
I servizi igienici accessibili esistono, ma non sono distribuiti in modo funzionale lungo il percorso. I fasciatoi non sono presenti in tutti i bagni, non esistono bagni neutri, e lavabi e WC non sono a misura di bambino.
I parcheggi per persone con disabilità sono solo due, poco visibili e scarsamente segnalati. Nessuna fila prioritaria è prevista per chi avrebbe diritto a tempi di attesa ridotti.
Il messaggio implicito è chiaro: puoi entrare, ma devi arrangiarti.
La grande assente: l’accessibilità comunicativa
Le informazioni non sono pensate per essere lette da tutti.
La segnaletica non è sempre ad altezza bambino o carrozzina, i simboli non sono immediati, non esistono mappe tattili, né materiali in Braille, LIS o Comunicazione Aumentativa Alternativa.
Non sono presenti testi ad alta leggibilità, audioguide, né materiali “facili da leggere”.
È disponibile una brochure descrittiva del percorso, ma non svolge una funzione preparatoria inclusiva: non aiuta i bambini a sapere cosa li aspetta, né le famiglie a prevedere difficoltà, tempi, stimoli.
Chi ha bisogni comunicativi specifici resta fuori dalla narrazione del luogo.
Sensorialità ignorata, non regolata
Il parco è completamente all’aperto, ma questo non equivale a neutralità sensoriale.
Non esistono segnalazioni di aree rumorose, calde o particolarmente stimolanti. Non sono previste zone di decompressione sensoriale, né giornate o fasce orarie a stimolazione ridotta.
Nessuna attenzione a luce, rumore, carico visivo. Nessun avviso preventivo sugli eventi più intensi.
Per molte famiglie, questo significa dover rinunciare.
Nessun supporto, nessun adattamento
Non sono disponibili kit sensoriali, cuffie antirumore, oggetti calmanti o strumenti di orientamento accessibile.
Le mappe esistono, ma non indicano percorsi facilitati. Non sono previsti badge o strumenti per segnalare bisogni specifici, né modalità di prenotazione flessibili che riducano l’attesa.
L’organizzazione presuppone un visitatore “standard”. Chi esce da questa norma non è previsto.
Spazi e autonomia: chi resta escluso
I percorsi non sono lineari, le aree non offrono stimoli tattili, uditivi o olfattivi. Non esistono spazi per l’allattamento o per la cura dei più piccoli.
I tavoli sono strutturati con panche: una carrozzina non può accedervi.
L’autonomia del bambino è garantita solo in parte e solo per alcuni bambini. Mancano supporti pratici, materiali accessibili, attività inclusive che permettano una partecipazione reale e non simbolica.
Inclusione economica: quando il diritto passa dalla biglietteria
Esistono riduzioni per persone con disabilità e gratuità per l’accompagnatore, ma non sono comunicate sul sito. Non è possibile acquistare biglietti agevolati online: tutto passa dalla biglietteria, con documenti alla mano.
Non sono previste agevolazioni per famiglie numerose, fragili o con minori con disabilità oltre il diretto interessato.
L’accessibilità economica c’è, ma resta nascosta.
Una domanda educativa, non polemica
Possiamo continuare a definire “educativo” un luogo che lascia sistematicamente indietro chi ha bisogni diversi dalla norma? Possiamo accettare che l’accessibilità venga trattata come un favore e non come una responsabilità collettiva?
L’inclusione non nasce dalla buona volontà, ma da scelte progettuali. Ogni bambino ha diritto di esplorare, giocare, imparare senza dover superare ostacoli aggiuntivi. Ogni famiglia dovrebbe trovare spazi che riconoscono la diversità, non che la ignorano.
Una presa di posizione pedagogica
Come pedagogista, ritengo che non possiamo più accontentarci di soluzioni parziali. Il Parco della Preistoria – come molti altri luoghi del nostro territorio – ha bisogno di ripensare l’accessibilità come dimensione educativa, non come intervento accessorio.