Lavagna scolastica verde con la scritta in nero “Giornata mondiale dell’educazione – 24 Gennaio”. In basso si vede una cattedra e il bordo della lavagna, in un’aula vuota.

Giornata mondiale dell’educazione - 24 Gennaio

Oggi è la Giornata mondiale dell'educazione, istituita dalle Nazioni Unite per riconoscere il ruolo fondamentale dell'istruzione e dell'educazione nella costruzione delle persone e delle società.

Una giornata che, nelle intenzioni, dovrebbe ricordarci che l'educazione:

è un diritto
è una responsabilità collettiva
è un investimento sul presente, non solo sul futuro

Ma ogni giornata simbolica porta con sé una domanda scomoda, che vale la pena porci:

Che idea di educazione stiamo celebrando, concretamente, negli altri 364 giorni dell'anno?

Se davvero riconosciamo all'educazione un ruolo fondamentale, allora dobbiamo avere il coraggio di guardare anche a ciò che oggi viene messo in discussione, delegittimato o svalutato.

Negli ultimi giorni sono stata accusata di “lucrare sulla disabilità”. (per sapere la mia risposta vedi l'altro articolo ) questo è solo un episodio dei tanti che posso citare che succede quotidianamente Non è un episodio isolato. È un segnale culturale.

Perché dietro quell'accusa non c'è solo un giudizio personale, ma una rappresentazione distorta dell'educazione stessa:

  • come qualcosa che dovrebbe essere gratuito solo quando riguarda la fragilità
  • come un ambito dove il lavoro perde valore morale
  • come se competenza, studio, progettazione e responsabilità non fossero “vero lavoro”

E questo è profondamente in contrasto con ciò che oggi, a parole, celebriamo.

Ogni volta che diciamo – anche solo implicitamente – che:

  • lavorare nell'inclusione e “sfruttamento”
  • progettare la disabilità dovrebbe essere gratuito
  • il valore educativo dipende dal fatto che “lo fai col cuore”

stiamo insegnando qualcosa.

Stiamo insegnando che:

  • il lavoro educativo vale meno
  • la disabilità è tollerata solo se non costa
  • la cura è accettabile finché non chiede riconoscimento

Questo non è educare. È normalizzare una valutazione sistemica.

Le Nazioni Unite parlano di educazione come pilastro per società inclusiva.

Nella realtà quotidiana, però, vediamo:

  • famiglie che attendono per anni sostegni economici riconosciuti solo sulla carta 
  • professionisti dell'educazione costretti a giustificare il proprio lavoro
  • inclusione celebrata nei documenti e ridotta nei fatti

Questa distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo è un problema educativo, non comunicativo.

La pedagogia serve proprio qui.

Servizio:

smascherare le narrazioni semplificate
riportare complessità dove si cercano slogan
ricordare che educare non è solo “fare del bene”, ma assumersi responsabilità

Educare significa:

  • progettare
  • mediare
  • studiare
  • scegliere
  • essere retribuiti per un lavoro che ha un impatto reale sulla vita delle persone

Non è volontariato imposto. È lavoro competente, riconosciuto, sostenibile.

In conclusione

Celebrare la Giornata mondiale dell'educazione ha senso solo se siamo disposti a fare una cosa difficile: guardare come trattiamo davvero l'educazione, tutti i giorni.

Come pedagogista, oggi non sento il bisogno di frasi ad effetto. Sento il bisogno di ribadire una responsabilità condivisa:

Non esiste educazione di qualità senza riconoscimento del lavoro educativo.
Non esiste inclusione se chi se ne occupa viene delegittimato.

La domanda che questa giornata ci lascia non è “quanto crediamo nell'educazione”, ma che prezzo siamo disposti a riconoscerle, anche quando è scomoda.

 

IN SINTESI
Il testo usa la Giornata mondiale dell’educazione per smascherare la distanza tra celebrazione formale e pratica quotidiana. L’accusa personale diventa un esempio di una denigrazione più ampia del lavoro educativo. Il focus è sul valore professionale dell’inclusione.
SENSO PEDAGOGICO
Rende visibili i messaggi impliciti che svalutano la cura e la competenza. Ribadisce che l’inclusione è lavoro strutturato e riconosciuto, non disponibilità gratuita.
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