Condividi
Chi riesce davvero ad accedere a quello che pubblichiamo?
Accessibilità sui social
Sui social si parla molto di strategie.
Di orari giusti.
Di feed armonici.
Di font che “funzionano”.
Tutto vero.
Ma c’è una domanda che raramente viene fatta:
chi riesce davvero ad accedere a quello che pubblichiamo?
Non tutti vedono e leggono allo stesso modo
Esistono le persone ipovedenti.
Persone che vedono, ma molto meno.
Per loro leggere un testo con:
- poco contrasto
- caratteri sottili
- font decorativi
significa affaticarsi, rallentare, a volte rinunciare.
Esistono le persone con DSA.
Per loro alcune scelte grafiche fanno la differenza tra:
- riuscire a seguire un testo
- perdersi dopo poche righe
- abbandonare la lettura
E poi ci sono tante altre persone:
- chi è stanco
- chi legge dal telefono
- chi ha poca luce
- chi legge la sera, di corsa
L’accessibilità non riguarda una minoranza.
Riguarda moltissime persone.
Il font non è solo una questione estetica
Scegliere un font “carino” è normale.
Lo facciamo tutti.
Ma è importante dirlo chiaramente:
il font non è neutro.
Un carattere difficile da leggere non comunica solo uno stile.
Comunica un limite.
Non dice apertamente “questo contenuto non è per te”.
Ma lo fa sentire.
E chi resta fuori, spesso:
- non commenta
- non scrive
- non segnala
Smette semplicemente di leggere.
Facciamolo diventare concreto: parliamo di numeri
A volte l’accessibilità sembra un tema astratto.
“Importante, sì… ma riguarda pochi”.
Proviamo allora a fare un esempio molto semplice.
Se gestisci una pagina con 1.000 follower
Usando stime prudenti sulla popolazione italiana:
- circa 40 persone potrebbero avere un DSA
- circa 30 persone potrebbero essere ipovedenti
- 2–3 persone potrebbero essere cieche
Significa che circa 70 persone su 1.000
potrebbero avere difficoltà a leggere un testo poco leggibile
o a capire un contenuto fatto solo di immagini.
Detto in modo ancora più chiaro:
una persona ogni 13–14 follower
Non è una nicchia.
È qualcuno che ogni giorno passa dal tuo profilo.
Se invece i follower sono 150.000
La logica è la stessa, cambia solo la scala:
- circa 6.000 persone con DSA
- circa 4.500 persone ipovedenti
- circa 400–500 persone cieche
In totale:
oltre 10.000 persone.
Non “qualcuno”.
Un numero che riempirebbe un piccolo teatro, una scuola, una piazza.
Accessibilità non significa rinunciare alla qualità
C’è un equivoco diffuso:
che rendere un contenuto accessibile lo renda meno bello.
Non è così.
Usare:
- caratteri chiari
- buon contrasto
- spaziatura leggibile
non abbassa la qualità.
La aumenta.
Un contenuto leggibile:
- viene letto fino in fondo
- viene capito
- resta
- funziona davvero
Non solo per l’algoritmo,
ma per le persone.
E le persone cieche?
Sì, esistono anche loro.
Quando si parla di leggibilità, qualcuno risponde:
“E allora le persone cieche?”
È una domanda legittima.
E la risposta è semplice: non sono escluse per forza.
Le persone cieche usano i social.
Usano screen reader, comandi vocali, software che leggono lo schermo.
Ma questi strumenti leggono il testo,
non “vedono” le immagini.
Le immagini, da sole, non parlano
Altro esempio concreto : un carosello fatto con Canva è composto da immagini.
Per uno screen reader:
- quelle slide sono mute
- il testo scritto sopra non viene letto
Se non si fa nulla, una persona cieca:
- scorre
- sente “immagine, immagine, immagine”
- e non sa cosa stai comunicando
Non perché non sia interessata.
Ma perché non le hai dato accesso al contenuto.
Cosa si può fare, in modo semplice
Non serve rifare tutto.
Bastano alcune attenzioni concrete:
- Testo alternativo alle immagini ( c'è l opzione quando imposti il carosello) con una descrizione chiara di ciò che l’immagine comunica --> come si scrive un testo alternativo?
- Caption che racconti davvero il contenuto non che sia solo una Call to action o piena di hashtag
- Video con audio parlato o descrizione per permettere anche a chi non vede di capire cosa sta accadendo.
Accessibilità non è fare tutto per tutti allo stesso modo
Accessibilità non significa:
- una sola soluzione
- una sola versione
- accontentare tutti con la stessa scelta
Significa:
- usare più canali
- pensare a più modalità di accesso
- non lasciare nessuno completamente fuori
Alto contrasto e font leggibili aiutano:
- persone ipovedenti
- persone con DSA
- persone anziane
Testo alternativo, caption chiare e audio aiutano:
- persone cieche
Non si escludono.
Si completano.
Chi comunica, sceglie sempre
Che lo sappia o no.
Ogni scelta grafica include qualcuno
ed esclude qualcun altro.
Non serve essere pedagogisti.
Non serve essere social media manager.
Serve solo fermarsi e chiedersi:
“Questo contenuto è davvero accessibile o lo è solo in apparenza?”
Una responsabilità semplice, ma reale
Se gestisci una pagina, un progetto, un profilo:
stai parlando a persone vere.
Non tutte uguali.
Non tutte con gli stessi occhi.
Non tutte con le stesse energie.
Pensare anche a chi legge o ascolta con fatica
non è una complicazione tecnica.
È una scelta di rispetto.
L’accessibilità non è un dettaglio grafico o tecnico. È una scelta culturale. La domanda finale resta aperta, ed è per tutti:.
chi stiamo davvero mettendo nelle condizioni di accedere ai contenuti che pubblichiamo?
IN SINTESI
o non si può ascoltare
non è un buon contenuto.
Anche se è bello.
Anche se performa.